Accedi

Home » I Comuni

I COMUNI 

La conformazione geografica del Distretto Turistico si caratterizza per la presenza di centri costieri, lungo il litorale ionico, per poi risalire le pendici dell’Etna fino a raggiungere oltre 700m sul livello del mare con il comune di Milo.
I comuni che fanno parte del Distretto Turistico Territoriale della Regione Siciliana “Il Mare dell'Etna” sono:

  • Aci Castello, nota località balneare, è dominata da un'imponente rocca basaltica, a strapiombo sul mare, su cui poggia un castello di pietra lavica la cui data di fondazione risale all'epoca normanna. Il castello, da cui trae origine il nome al paese, ospita il Museo civico, con reperti archeologici e collezioni di minerali. Nel comune si segnala anche la chiesa Madre che conserva affreschi di Pietro Paolo Vasta. A un chilometro da Aci Castello si trova Aci Trezza, un tempo villaggio di pescatori ed oggi molto frequentata durante l'intero anno per il suo mare e per le attività di leisure. Sul tratto di mare su cui si specchia il suo centro abitato si ergono i Faraglioni o "Isole dei Ciclopi", monoliti di basalto colonnare che legano il loro nome alla leggenda di Ulisse e Polifemo. La più grande, l'isola Lachea, è una Riserva naturale marina.
     
  • Acireale, già conosciuta in epoca romana con il nome Akis, sorge su un terrazzo di origine vulcanica dominando il mare. Il nome attuale di Acireale risale al 1642, quando assunse la definizione di "reale" a sottolineare la propria egemonia sui numerosi casali sparsi sul territorio. In parte distrutta dal terremoto del 1693, la città si è successivamente arricchita di chiese e palazzi in stile barocco. Tra i suoi monumenti vanno menzionati: il Duomo (1597-1618), con affreschi opera di Pietro Paolo Vasta, ubicato nell'omonima piazza, ritenuta una tra le più belle d'Italia; le chiese in stile barocco dedicate ai Ss. Pietro e Paolo e a S. Sebastiano, anch'esse con dipinti e affreschi del Vasta; il palazzo Comunale, esempio di barocco fiorito; e, sempre in stile barocco, le chiese di S. Domenico, di S. Camillo dei Padri Crociferi e di S. Biagio con il suo chiostro. Da ricordare anche la Pinacoteca Zelantea con l'annessa biblioteca, con un patrimonio di circa 150.000 volumi, istituita nei primi del Settecento. Poco distanti dal centro urbano si trovano i resti di un complesso termale di epoca romana, le Terme di Santa Venera al Pozzo, e la Riserva naturale della Timpa, scenografica formazione di origine vulcanica, importante patrimonio naturalistico e geologico. Acireale è nota anche per il suo tradizionale Carnevale.
     
  • Giarre, deve la sua nascita al vescovo-conte Nicola Maria Caracciolo che, attorno alla seconda metà del XVI secolo, offrì in enfiteusi ad acesi e messinesi le terre della contea che vennero coltivate soprattutto a vite. In piazza Duomo si trova la chiesa Madre, in stile neoclassico, al cui interno è custodita una tela di Pietro Paolo Vasta. A pochi chilometri dal centro abitato sorge il santuario di S. Maria la Strada, nel luogo in cui, secondo la leggenda, la Madonna apparve a Ruggero I e al suo esercito.
     
  • Aci Bonaccorsi. Sono di notevole interesse la chiesa della Consolazione, con affreschi del '700 e un'abside romanica del XI secolo, e la chiesa Madre, anch'essa con affreschi del '700. La fontana di S. Contarino del 1952 offre un esempio di recente utilizzo della pietra lavica.
     
  • Aci Sant'Antonio. La storia di questo comune è legata ai Riggio, a cui si deve la ricostruzione dopo il terremoto del 1693 che distrusse il territorio della Val di Noto. A questa epoca risale il Duomo che conserva al suo interno affreschi di A. Vasta. Tele dello stesso artista sono anche nella chiesa di S. Michele, mentre nella chiesa di S. Biagio si trova una tela di V. D'Anna. Tra gli edifici civili, il palazzo Riggio e quello Spitaleri, entrambi del Settecento.
     
  • Aci Catena. Luogo di villeggiatura già nell'Ottocento, conserva di quell'epoca eleganti palazzine. Deve il suo nome al culto della Madonna della Catena alla quale, già nel '500, era dedicato un altarino attorno al quale è stata edificata la chiesa Madre, che custodisce tele di Pietro Paolo Vasta e affreschi seicenteschi. Appartenne ai Riggio, principi di Campofiorito, cui si devono alcuni edifici di interesse storico artistico, primo fra tutti palazzo Riggio. Tra gli altri edifici, la chiesa di S. Giuseppe di Francesco Battaglia; il seicentesco convento di S. Antonio di Padova, sede del municipio, e l'annessa chiesa dove si trovano tele e sculture del '600 e'700 e una Madonna della scuola del Gaggini; con affreschi di Alessandro Vasta e della scuola del padre Pietro Paolo; l'Eremo di Sant'Anna, fondato nel 1757. Nella frazione di Aci San Filippo si trova la più importante opera di Francesco Battaglia, la facciata della chiesa Madre della metà del'700.
     
  • Santa Venerina. Il territorio del comune nell'antichità era caratterizzato in larga parte da un foltissimo bosco e da piccole pianure e colline abitate dai Siculi. Il borgo attuale risale ai primi anni del XVIII secolo ma, come dimostrano alcuni ritrovamenti, era già abitato in età romana e bizantina. La costituzione a comune autonomo si ebbe nel 1936 con scorporo di porzioni di territorio dei comuni di Acireale, Zafferana Etnea e Giarre. Da menzionare la chiesa Madre, costruita nel 1749 e dedicata a S. Venera, al cui interno si trovano dipinti di Pietro Paolo Vasta e del figlio Alessandro, e la chiesa del Sacro Cuore, edificata tra il 1875 e il 1878, con una monumentale facciata a tre ordini.
     
  • Valverde. Le prime notizie sul centro abitato risalgono alla metà del XII secolo quando, in seguito ad un evento miracoloso, fu costruita una chiesa, divenuta in seguito il santuario della Madonna di Valverde, attorno alla quale si sviluppò il borgo. Il santuario risale alla fine del Seicento. Sotto i suoi portici si conserva un portale del tardo Quattrocento. All'interno della chiesa si trovano le sepolture monumentali dei Riggio. Del Settecento è il palazzo dei principi.
     
  • Camporotondo Etneo. Un tempo casale di Catania, divenne feudo dei Reitano nel 1654. Dalla forma circolare del suo territorio ne deriva il nome. Venne distrutto dalla lava nel 1669. Di interesse storico artistico è il palazzo Signorello.
     
  • Gravina di Catania. Situato sul versante Etna Sud, corrisponde all'antico casale di campagna che dal 1669 si chiama "Gravina", dal nome del feudatario che ne fu principe. Al centro del paese la chiesa Madre, dedicata a S, Antonio, con il suo campanile a cuspide di epoca settecentesca.
     
  • Sant'Agata li Battiati. Questo antico casale di Catania fu fondato con il toponimo di "Battiati". A questo si aggiunse successivamente quello di "Sant'Agata", a ricordo dell'evento miracoloso attribuito alla patrona di Catania il cui velo venne portato in processione per fermare l'avanzata della lava del L444. Sulla facciata della chiesa dedicata alla Santa (XV secolo) è posta una lapide celebrativa di questo avvenimento. La chiesa ha un portale in pietra lavica in stile barocco.
     
  • San Giovanni la Punta. Un tempo anch'esso importante casale, offre al visitatore la chiesa settecentesca del Duomo, dedicata a S. Giovanni Evangelista, con una facciata a tre ordini ed un elegante oratorio, e una serie di palazzine ottocentesche che si affacciano sul corso principale, tra cui spicca la villa Paternò Castello di Carcaci.
     
  • San Gregorio di Catania. Comune autonomo dal 1856, è noto come un altro dei casali di Catania. Già abitato in epoca normanna, fu venduto nel L646, insieme a S. G. La Punta, al duca Giovanni Andrea Massa, a cui fu attribuito il titolo di Conte. Sul piano dell'Immacolata si trovano la chiesa di S. Filippo d'Agirò, costruita intorno al 1505 dai Paternò Castello, con portali ogivali, e la chiesa dell'Immacolata, di origine normanna, ma con rifacimenti del periodo barocco.
     
  • San Pietro Clarenza. Il comune prende il nome dai suoi antichi proprietari, i Clarenza. Nel '600 fu venduto ai Massa e successivamente ai Reitano con il titolo di principato. Da menzionare la chiesa di S. Caterina che ha origini e impianto seicenteschi.
     
  • Sant'Alfio. Sorto agli inizi del Settecento deve probabilmente il suo nome al più grande dei tre fratelli martiri (Alfio, Filadelfio e Cirino), cui è dedicata la chiesa Madre con una magnifica facciata in pietra lavica. Il comune è noto per il Castagno dei Cento Cavalli, un albero millenario con una circonferenza del tronco di oltre 50 metri. Il Castagno, uno dei più famosi alberi monumentali d'Italia, deve il suo nome ad una leggenda che narra che sotto la sua chioma avrebbe trovato riparo Giovanna d'Aragona con i suoi cento cavalieri che l'accompagnavano durante una visita sull'Etna. Ricadono nel territorio del comune il Rifugio Citelli ed il Bosco della Cerrita, raggiungibili percorrendo la strada "Mareneve".
     
  • Milo. Le origini del comune risalgono a Giovanna d'Aragona, appassionata dei boschi di quest'area, che intorno al 1340 fece costruire una chiesetta dedicata a S. Andrea Apostolo. Sullo stesso sito sorge oggi la chiesa Madre, costruita tra la fine del XVII e l'inizio dell'XVIII secolo. Negli anni venti del Novecento, Milo divenne un'ambita località di villeggiatura. Ad Ovest del suo territorio si trova l'ilice di Pantano, considerato il leccio più antico e maestoso dell'Etna. Punto base per le escursioni in questa zona dell'Etna è la località Pietracannone.